Romina

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Cecchetti

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Cecchetti

Romina Cecchetti

Chi Sono

La mia esperienza di Madre, mi ha portato molto spesso a cogliere con mano le difficoltà comunicative delle mie 2 figlie di 28 anni, gemelle eterozigote, alle quali è stato diagnosticato un ritardo mentale con conseguente disturbo dell’apprendimento. Successivamente alcuni medici hanno ritenuto che erano affette da disturbo con autismo.

Ovviamente questa condizione ha compromesso anche lo sviluppo linguistico; le ragazze, da adolescenti, presentavano una capacità ristretta di comunicazione ma pur sempre efficace dal punto di vista pratico, infatti sapevano esprimere verbalmente, in modo semplice ma comprensibile, i loro bisogni e necessità (fame, sonno, bisogni fisiologici, andare al parco, trovare i nonni, ecc.).
A 15 anni e mezzo non gli è stata data la possibilità di terminare il percorso scolastico, da li la loro capacità di espressione verbale diminuì sempre di più.
La loro difficoltà maggiore sta nel comunicare stati d’animo, emozioni, preoccupazioni e malesseri per i quali ho sempre dovuto fare uno sforzo di interpretazione dei segnali non verbali.
Le mie figlie, e di questo da madre ne sono certa, hanno un mondo interiore vario e complesso, pieno di emozioni e sentimenti che però non riescono ad esprimere, e questo crea una barriera relazionale con il mondo esterno, difficile da abbattere. Da qui nasce un disagio che le inibisce nella relazione anche con le persone. Ho spesso notato che a fronte di un desiderio di comunicare e ad una difficoltà oggettiva nel riuscirci, compaiono segnali organici di fastidio; es: tosse improvvisa, e repentino cambio del tono di voce, cambio di umore, movimenti sconnessi.
Per occuparmi delle mie figlie ho dovuto annullare parte di me, della mia personalità di giovane donna, per far emergere quasi sempre il mio ruolo di madre. Mi sono accorta che per poter realmente aiutare bisogna ascoltare se stessi, senza identificarsi nell’unico ruolo di “salvatore“, ma trovare la propria centratura ed entrare in contatto con se stessi. Ho imparato così a prendermi i miei spazi e il mio tempo.
Parallelamente a questa realtà, vivo anche quella lavorativa, come insegnante di scuola dell’infanzia. Il mondo dei bambini non è molto differente da quello delle mie figlie, il rapporto che s’instaura con loro è molto più emotivo che razionale, ma al tempo stesso avendo la parte didattica, è sicuramente una professione complessa che richiede grande responsabilità.
Credo che la funzione educativa sia fondamentale, non tanto per “mettere dentro” ma piuttosto “tirare fuori“, far così emergere le risorse e le capacità insite nel bambino stesso, mettendolo nella condizione ideale per poter crescere. In tutto questo l’ascolto e la comunicazione sono i fattori portanti.
mika