Romina comincia il lavoro sulla Gioconda di Leonardo Da Vinci all’inizio della pandemia del 2020 riuscendo a sfruttare questo periodo per dedicarsi nuovamente all’arte e continuando nello sviluppo del suo innato senso artistico.
Si confronta così con l’opera della Monnalisa, dipinto realizzato da Leonardo tra il 1503 e il 1504 e conservato oggi al Louvre di Parigi. Romina studia bene il personaggio da vicino per coglierne le emozioni che il pittore ha provato nel realizzare questo suo capolavoro e, con la tecnica del collage e del mosaico attraverso l’utilizzo delle palline arrotolate da Greta e Giulia, riesce a riprodurre tali sensazioni.
Romina riesce a dare un senso al loro lavoro e fa altresì in modo che non vada perso. Unisce in questo modo la propria passione per il disegno e per l’arte rinascimentale al materiale prodotto dalle figlie, recuperandolo e riutilizzandolo perché convinta che l’energia trasmessa dale ragazze a queste palline di carta arrotolate sia piena di spiritualità, di creazione e di liberazione; infatti nel guardare le bambine, che lavorano ognuna a loro modo e che lasciano cadere le palline a terra una volta finite, Romina ne rimane quasi ipnotizzata, pervasa da questa energia creativa.
Romina considera questa energia che le ragazze rilasciano a ciascuna delle palline arrotolate, una risoluzione, una liberazione, una forte espressione artistica piena e potente ed è anche per questo che poi le utilizza per la composizione dele sue opere, per conservarne a farne ritrovare dentro di esse quella forte e potente energia, d’amore, di benessere e guarigione di cui le palline sono intrise.
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